Mercuri (Alleanza Cooperative Agroalimentare), non basta crederci, per l'olio d'oliva ci vuole una rivoluzione

Olivicolo
4 febbraio 2019

Mercuri (Alleanza Cooperative Agroalimentare), non basta crederci, per l

Intervista di Letizia Martirano (AGRA PRESS) a Giorgio Mercuri

Non basta crederci, bisogna fare una rivoluzione nel settore dell'olio, nel quale sono coinvolte tutte le famiglie italiane - chi non ha almeno un parente con qualche albero di ulivo - ma che va profondamente cambiato. A sostenere questa tesi e' il presidente dell'Alleanza Cooperative agroalimentari Giorgio Mercuri che sottolinea come ogni progetto per l'olio italiano debba partire dalla considerazione che l'extravergine d'oliva italiano non proviene da un albero qualsiasi, ma da piante che spesso sono anche secolari. Il che - fa notare - costituisce un unicum nel mondo.

Cosa sta succedendo, perche" non si riesce a dare una boccata d'ossigeno agli olivicoltori?

Tutto il Governo e' d'accordo nel risolvere i problemi che hanno colpito soprattutto certe aree olivicole della Puglia, ma tutte le volte gli emendamenti, su cui pure c'e' la massima compattezza, alla fine saltano; la soluzione trovata inserendo le norme nel decreto-legge semplificazione era la meno plausibile.

Cosa può succedere?

Se la politica non riesce ad agire velocemente il modello instaurato dai gilet arancioni rischia di riprodursi in altre zone del Paese con produttori che, pur facendo capo a organizzazioni strutturate, si muovono spontaneamente.

Hanno ragione secondo lei?

Come cooperazione non siamo lontani dalle istanze dei gilet arancioni: agricoltori, operai, frantoiani.  Le manifestazioni di protesta devono avere l'obiettivo di dare risposte concrete e immediate alle istanze. Non condivideremo mai manifestazioni che possano creare problemi ai cittadini o essere strumentali dal punto di vista politico. Fermo restando che sono comprensibili e vanno risolti sia i problemi degli operai - che non avendo raggiunto le 150 giornate non possono accedere alla disoccupazione - sia i problemi degli agricoltori - che richiedono lo stato di calamità per poter ottenere dalle banche una dilazione nella restituzione dei prestiti e dall'Inps una proroga per il pagamento dei contributi - sia, infine, i problemi dei frantoiani che hanno sostenuto i costi di mantenimento delle strutture senza poter poi trasformare.

Qualcosa si sta muovendo pare….

Non ci piacciono dichiarazioni e slogan che non risolvono i problemi ma creano solo aspettative, come spesso accade in politica. Servono fatti.  Speriamo che, come sembra, venga trovata una soluzione attraverso un provvedimento legislativo d'urgenza dedicato specificatamente al settore dell'olio d'oliva, che contenga anche azioni mirate per i produttori olivicoli delle aree colpite da calamità.

Qual e' il limite dell'olivicoltura italiana?

Le unioni dei produttori hanno perso, nel passato, l'occasione di aggregare consistenti quantità di olio scegliendo, invece, di aggregare solo i produttori per erogare loro servizi. D'altra parte, se non c'e' la volontà e i produttori non vogliono gestire l'olio, non si va da nessuna parte.

Perche"?

Perche" non e' possibile promuovere la qualità del prodotto se l'olio viene gestito dagli industriali! D'altronde quello olivicolo e' sempre stato un settore che ha avuto difficoltà di mercato cui ora si sono anche aggiunte gelate e xylella.

Che ne e' del piano olivicolo?

Al piano olivicolo sta lavorando con impegno la Sottosegretaria alle politiche agricole Alessandra Pesce; c'e' bisogno, tuttavia, di tempo per capire che strategia adottare tenendo conto del fatto che il settore e' rappresentato da troppi soggetti. L'obiettivo deve essere quello di riuscire a far arrivare l'olio sugli scaffali perche" finche' l'olio rimane nelle cisterne c'e' chi ci guadagna ma certamente non tra gli agricoltori.

Ci sono ricette già sperimentate che potrebbero essere copiate?

Ci sono settori, come quello ortofrutticolo e vitivinicolo, che continuano a crescere e a dare lustro alla produzione italiana proprio grazie alla concentrazione dell'offerta promossa dalle imprese cooperative che si dimostrano un potente volano per valorizzare prodotti di origine italiana nel mondo.

Con quali numeri?

I settori che sono all'avanguardia per quanto riguarda la forma cooperativa sono il vitivinicolo dove le cooperative commercializzano il 60% circa della produzione nazionale; il lattiero caseario D.O.P. con il 70% e l'ortofrutta che si attesta poco oltre il 50%.  Nel settore olivicolo la cooperazione commercializza solo il 10% della produzione, seppure queste cooperative dimostrino che il prezzo finale ottenuto e' sicuramente superiore a quello che abitualmente viene riconosciuto al singolo agricoltore.

Quali strumenti per aumentare l'aggregazione?

Oggi e' prevista anche nel settore dell'olio la possibilità di costituire OP, organizzazioni riconosciute di produttori. Tuttavia, lo strumento e' debole in quanto il Decreto Ministeriale 13 febbraio 2018, n. 617, che ne disciplina le modalità di riconoscimento, non pone in capo ai produttori l'obbligo di conferimento dell'intera produzione all'OP.

FONTE: Agra Press




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