Dalle misure forestali del Piano di Sviluppo Rurale (PSR 2007/2013) e dal Programma Quadro per il Settore forestale, interventi concreti per la lotta alla piaga degli incendi boschivi

Conduzione terreni e forestale
28 luglio 2009

Comunicato Stampa di Teodoro Bolognini.

“Roma brucia e la colpa è dei cristiani”, cioè di tutti meno che dei veri responsabili.

Così, subdolamente, si affrettava a gridare Nerone per nascondere il fatto che era stato proprio lui ad appiccare il fuoco.

Fiumi di inchiostro scorrono in una competizione tra chi vuol fare più sensazione, ma nessuno ha finora detto con la necessaria forza, che il territorio brucia perché è senza presidio e perché i residenti attivi, non vengono affatto valorizzati.

Piromani, incendiari, cambiamenti climatici, stagioni anomale, autocombustione, criminalità, casualità, siccità, tutto vero, ma la verità sta nel fatto che la prima sentinella, che una volta era lì a spegnere sul nascere o a contenere l’incendio, oggi non c’è più: l’agricoltore e il forestale, cioè coloro che coltivando il terreno o il bosco, presidiavano il territorio.

Oggi le montagne sono spopolate, le colline stanno subendo sorte analoga, per cui, si sta purtroppo avverando quanto recita quel saggio proverbio cinese: quando i contadini scenderanno dalla montagna, anche la montagna cadrà”; la montagna oggi brucia, ma quando alla siccità seguiranno le piogge, altri titoli a tutta pagina per dare conto del numero di morti e dei disastri e pochi, come per il fuoco, per evidenziarne le cause strutturali e invitare chi deve provvedere a farlo.

Ci sono almeno due strumenti normativi che, se utilizzati bene e, soprattutto, se utilizzati, potrebbero aiutare ad impostare un’azione di prevenzione degli incendi e dei dissesti (faccia della stessa medaglia) che non sia episodica e dispersiva: il PSR, (Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013) ed il Programma Quadro per il Settore Forestale. Nel primo c’è proprio una misura specifica (la 226), i cui beneficiari sono gli Enti Pubblici (Regioni, province, comunità Montane, Comuni) che finanzia interamente interventi per ridurre il rischio incendi ed il rischio idrogeologico, attraverso opere di ripulitura, diradamenti, o interventi di ingegneria naturalistica. Questa misura mette a disposizione 235 milioni di €, di cui quasi la metà nelle Regioni obiettivo convergenza: Puglia, Calabria, Campania, Sicilia. Ebbene, a quasi metà percorso del PSR, salvo rari esempi virtuosi, in quasi tutte le Regioni, autorità di gestione, siamo nella fase istruttoria, in molte alla definizione delle disposizioni attuative. Tutto questo senza considerare la spada di Damocle del rischio del “disimpegno totale”, cioè del fatto che se queste risorse non verranno spese nei termini previsti, verranno perse.

L’altro provvedimento è il Programma Quadro per il Settore Forestale, licenziato un anno fa dal Ministero delle Politiche Agricole di concerto con lo Stato-Regioni ma senza lo stanziamento di fondi. Un bel progetto ma senza risorse per realizzarlo. Anche per questo un precedente decreto del giugno 2005 a firma dell’allora ministro dell’Ambiente, Altiero Matteoli, stimava in 250 milioni di € il fabbisogno per ciascuna delle due annualità 2006 e 2007. L’articolo della Legge finanziaria 2007 (comma 1082 dell’ art. 1 della L. “96/06) che prevedeva l’adozione del citato Programma Quadro da proporre alle Regioni, competenti per il settore, prevedeva che le azioni potevano essere finanziate dai fondi FAS (Fondi per le Aree Sottoulizzate) quegli stessi evocati in questi giorni dal presidente Berlusconi al quale ricordiamo che la messa in sicurezza e la valorizzazione del territorio ad iniziare dalle aree boschive da reclamano di essere gestite (in Italia non c’è politica forestale, cioè per 10,5 mil di ha, il 30% del territorio!) è la più urgente infrastruttura del Paese. Anche attraverso una tale politica passa il rilancio del Sud e la prevenzione della piaga degli incendi boschivi




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